Wednesday, December 10, 2014

La strage di Natale. Il Rapido 904 trent'anni dopo. Nell'ambito del ciclo 900storie




Martino Lombezzi presenta il progetto di un documentario sulla strage e la campagna di crowdfunding
Verranno proiettati alcuni spezzoni del documentario. 


Saranno presenti:

Cinzia Venturoli (L'Italia nel 1984: il contesto storico) 
Luciano Nadalini (Fotografare una strage)
La memoria della strage nel territorio: parla uno dei soccorritori del 904


Località:

Istituto per la storia e le memorie del '900
Sala ex-refertorio 
Via S. Isaia 20 Bologna, Italia


Un'altra mafia in casa

photo from ilfattoquotidiano.it


Associazione a delinquere, di stampo mafioso. Uso della forza, intimidazioni, mantenimento di caos e omertà. Estorsioni, tante, che bruciano negozi che impiccano le case, abusive e no. Gente che taglia la gola, che spezza le dita, che ferisce e che prende la mira. Spara stronzo, spara! Uccidere è imperativo, il rispetto è per strada.

Usura, interessi, minacce ed economia, la nostra. Borghi sporcati, battaglie tra deboli, drogati e immigrati. Prostitute e perizoma. E ancora appalti, concessioni e responsabilità nascoste e autorizzate: i servizi pubblici, quelli segreti e la mafia capitale.

Roma è rapita, Roma è stuprata. Presa ai fianchi, spossata da pugni, calci, sputi in faccia. Roma è penetrata, a destra, a sinistra, al centro. Uno stupro in Campidoglio, al ristorante, tra la gente. Pubblicamente, di giorno e di notte. Roma è in minigonna e batte il marciapiede, come già le cugine Napoli, Torino e Milano.

Normalità italiana censita dalle tangenti dell’Expo e da quelle del Mose. Normalità che pone l’Italia al penultimo posto in Europa per i numeri della corruzione (Transparency International). Non ci sono emozioni né tanto meno memoria ma solo un altro scandalo robusto e trasversale, interno a Democrazia e Libertà di partito.

Trentasette gli arresti eseguiti dai Ros, alcuni eccellenti, come Massimo Carminati, ex Nar e Banda della Magliana, oggi a capo di un’organizzazione criminale debita al controllo di Roma e della sua economia.

Tante, troppe le banconote da contare. Soldi ricchi di sangue che incuriosiscono la diseguaglianza. Milioni di euro rubati e confiscati a un cane che si morde la coda, l’Italia. Soldi sporchi, organizzati nella contabilità di un libro nero. Soldi per tutti, per Finmeccanica, per i partiti, pure per Rifondazione: ‘paga cazzo, paga!’.

Tutto è scosso. Lo è il Movimento Cinque Stelle a Ostia, che si ritrova in casa l’arrestato Matteo Calvio, lo ‘spezza pollici’ dell’organizzazione. Lo sono la BCE e il vice di Draghi, Fabio Panetta nominato da Carminati durante un’intercettazione. Lo è la Roma bene, dei vip, della televisione e del calcio che conoscono bene Giovanni De Carlo ‘il miliardario’ coattone di quartiere e boss al servizio di Carminati.

Questa è la cupola Romana, quella che porta il tabù del 416-Bis nella capitale. Una mafia piglia tutto, una ‘Terra di Mezzo’ che negli ultimi dieci anni ottiene 174 appalti, riconducibili al lavoro costante di Salvatore Buzzi, presidente della Cooperativa 29 Giugno e ‘bracciante-imprenditore’ di Carminati.

La gente paga con incredulità e moralismo. Il pensiero idiota ci riporta alle vicissitudini della burattinata Banda della Magliana e di un romanzo storico nel quale Carminati era il ‘Nero’. Lui che non esce mai dalla scena, ci resta in punta di piedi. Sullo sfondo i misteri della strage di Bologna, le resse di cocaina e palazzo e calessi di potere che si succedono nella raccolta del seminato. Oggi, è lui il nuovo Re di Roma, il perno della malavita romana e forse successore di un certo Pippo Calò, tesoriere accompagnato con gentilezza e rispetto alla porta.

In Italia poco è cambiato. Carminati ha una nuova investitura professionale, quella di ‘mafioso’. Il già condannato Berlusconi coglie l’occasione per ricordare che la mafia a Roma non esiste. Messina Denaro, Morabito Rocco e Pasquale Scotti restano in latitanza e il Bel Paese dimentica che la mafia è viva, ricca e più forte di prima poiché nutrita dal più grande ‘Made in Italy’ di sempre, il nostro menefreghismo.

La messa è servita. Il crocefisso ben disposto in classe. La Juventus è prima in classifica. Gli omossessuali restano malati. X-Factor arricchisce la cena con diversi tatuaggi. Made in Sud ci riporta tra il borderline e Drive In d’altri tempi. La fiction Rai non manca mai e il senso del nostro vivere morale ci vede nominati al rumore del più classico dei cliché, ‘sono tutti ladroni’.

Talk show e paradiso. Svegliati Italia, svegliati Terra del Sole! “Hoc opus, hic labor est”, qui è la fatica, qui è la difficolta.

Tuesday, December 9, 2014

Sconfinare l'Immigrazione

Migrare. Fuggire con cervello e qualche valigia. Lasciare casa, Terra Nostra. Metabolizzare le speranze. Crescere idee, svilupparle. Individuare il gusto dei venti pieni, diversi. Soffrire nostalgia.

Collezionare informazioni. Leggere percentuali di gente che va, che viene. Voler esser in un dove lontano. Capire e interpretare. Scoprire che gli italiani che han fatto fagotto sono tanti, tantissimi. Una metropoli.

Nel loro parlare metodico i numeri dicono “aumento”. Nella loro retorica, opportunità. E così, mentre già molti italiani vivono tra le terre del ketchup sulla pasta e dell’espresso sempre troppo lungo, un altro pezzo d’Italia se ne va, immigra.

Sempre di più sono, infatti, gli italiani che sostituiscono il ‘buon giorno’ con tentazioni e sinonimi dal suono inglese, tedesco, francese e chissà alle volte asiatico.

Numero 25 Novembre 2014
In Italia e nel solo 2013, si parla d’incrementi d’immigrazione pari al 19%. Diversamente, è come se l’intero comune di Lecce si fosse trasferito all’estero, seppure gli organi competenti ipotizzino la registrazione all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) solo per un italiano su due. In pratica la totalità del comune di Parma.

E così mentre nuovi portatori di pizza e mandolino onorano le tasse in una lingua diversa e straniera, capita che da est come da sud, immigrati diversamente portatori di diavolo e terrorismo, ripongano nella parola “immigrazione” l’opportunità di una speranza.

L’immigrazione non ha confini. Sono, infatti, i flussi migratori nel mondo a segnare aumenti che preoccupano le politiche internazionali e che creano situazioni di probabile disagio economico e sociale.

Ciò in evidenza, il problema non è delimitato dai soli flussi migratori, ma piuttosto dalla volontà dei governi di sviluppare e investire in un processo d’integrazione stabile, valido ed efficace. A conferma, un recente studio, pubblicato dal British Journal of Social Work e prodotto dalla Boston College, riferisce proprio nella mancanza di politiche d’integrazione uno dei fattori causa di tensioni e malumori tra cittadini e di diffusione di stereotipi e pregiudizi dal valore negativo, antipatico e di scarsa conoscenza culturale.

E’ in questo passaggio che l’immigrazione, legale o illegale che sia, diviene argomento politico per la conquista di una scheda elettorale e per la vendita di un manifesto populista che vende sicurezza producendo incertezza, pregiudizio e ideali razzisti.

Un esempio evidente sono i Paesi Bassi. Negli ultimi quattro anni la politica olandese ha registrato un aumento di sentimenti nazionalisti e anti-immigrazione specie nei confronti delle due più larghe comunità straniere, quella marocchina e quella turca. Tale valutazione è riconducibile a molteplici fattori, tra i quali la politica nazional-populista di Geer Wilders e del suo Partij voor de Vrijheid (PVV, partito delle libertà), già famoso per lo slogan ‘Henk e Ingrid stanno pagando per Alì e Fatima’, e per le alleanze euro-scettiche con il Front National di Marie Le Pen, con la Lega Nord di Matteo Salvini e con i fiamminghi del Vlaams Belang, partito della destra sociale belga.

Note stonate a parte, i Paesi Bassi sono tra le nazioni ai primi posti su scala mondiale, per l’attuazione di un processo d’integrazione solido ed efficiente. In tale direzione, le politiche migratorie adottate dal Binnenhof, sede del parlamento olandese, hanno preferito strategie politiche che trovano nell’intersezione tra immigrazione e integrazione di tipo economico, sociale e politico, la chiave di volta per una società multiculturale e polifunzionale.

I Paesi Bassi focalizzano le politiche d’integrazione sul dialogo, sull’educazione e sull’occupazione. Tra queste si registrano soprattutto l’insegnamento della lingua considerata elemento essenziale per facilitare l’inserimento nella società olandese, l’uguaglianza di trattamento per facilitare il mantenimento e contenimento di sentimenti negativi e di disagio, lo sviluppo di un’educazione multi-culturale con lo scopo di aumentare la capacità di conoscenza, dialogo e integrazione già tra giovanissimi studenti, e molto importante, il coinvolgimento attivo degli immigrati alla vita politica democratica e nazionale attraverso il diritto di voto, concesso per le elezioni comunali dopo un solo anno di residenza nei Paesi Bassi.

Chiara dall’Italia, Mohamed dal Marocco, François dalla Francia e Jelica dalla Serbia, oggi vivono nei Paesi Bassi e come loro ci vivo anch’io. Insieme rientriamo in quel gruppo di persone costrette, per un motivo o per l’altro, in un paese che non riflette la nostra bandiera culturale. E’ questa massa oceanica che muove i confini del mondo. Gli abbatte, gli altera, a prescindere dalla provenienza, dalla cultura e dal crocefisso di devozione.

Da fuori lo Stivale, ho imparato a conoscere e apprezzare il valore della multi-culturalità, delle cose che funzionano prima della politica. Fuori dal Bel Paese ho anche conosciuto un’Italia diversa, spesso ignorante, spesso testarda e purtroppo ancora razzista.

Da immigrato ho scoperto il potere di proporre idee alla gente comune, prima che alle istituzioni. Ad Amsterdam, ho scoperto la bellezza critica e costruttiva di un’opinione ascoltata, che può produrre. Da cittadino italiano mi sono sentito culturalmente inferiore.

In Olanda, lavoro a un progetto, una fondazione culturale. Lo faccio con l’appoggio delle istituzioni e grazie all’interesse e aiuto di giovani olandesi, che del fatto che sia immigrato o no se ne fregano al quanto. Per loro è semplicemente la possibilità di un piatto di pasta senza ketchup, cucinato da chi ‘pizza, mafia e mandolino’ alla fine fa sentire a casa.

Friday, May 2, 2014

Niente... e niente

Ci sono giorni in cui si fa fatica. Giorni che il pieno ci prende, ci porta. Il dissestare dei sentimenti, delle sensazioni che si arricciano al sentiero e al colore del cielo. Ci sono momenti in cui un bicchiere d’acqua fredda, scotta, fuma, lo devo bere. 

E’ come prendere un vizio al vento, stringerlo, arricchirne il gusto del visto; io c'ero. Scegliere una strada non è mai facile. Si ama il sud per stare al nord. Si ama il nord per volere il sud. Qui sta la chiave del coraggio. Quello, che non ti manca. Quello che senti di avere nei momenti di facilità mentale, è che invece cogli nella partenza di un aereo.

Prenditi di attività e parola. Prenditi, e canta. Canta la tua vita. Canta la tua voce, tu che puoi. Canta e chiudi il letto. Ricordati chi sei, da dove vieni. Ricorda quanto fatto. Tanto o poco che sia, il tuo giudizio avrà importanza solo se posato con l'extrema razio dell'essere. 

Hai un mondo ai tuoi piedi. Hai i piedi sul mondo. Che la differenza stia in un tuono di croce, o in un lampo di genio, poco importa. E allora, allora rinfresca la mente, riconcedi al tuo credo, il desiderio, la forza, il bello, il giusto. Torna a colorare e vivere le vere parole del mondo, di chi sognava davanti alla gente, di chi immagina davanti ad un pianoforte, di chi il digiuno era potere contro le finte gemme di una corona. Noi come le loro parole, siamo giovani, immortali di emozioni. Siamo quello che decidiamo d’esser, davanti al misterioso Adorno, davanti al sacro santo cretinare di Chomsky. 

Lo stomaco. Quello che provoca la risata. Quello che ti alzi al mattino e... non è mai sera. Ed è ancora noi. Noi che abbiamo la chitarra. Noi che abbiamo il fiato. Noi che abbiamo la voce. Noi che 'siamo la storia' con quella 'valigia d’attore', noi che ‘ogni giorno!’. 

Noi mia cara Francesca, vorremo non esser parte di un mondo fatto di specchi, di brame, di numeri e silenzi. Un mondo fatto di paure futili e terrorismi da quartiere. Noi non ci sentiamo parte di questo diamante, e ancora abbiamo la fortuna del lamento. Noi come altri, sprigioniamo il nostro odore, la nostra presenza. Lo facciamo nelle gesta di un tuffo, nelle gesta di una schiacciata.

Lo facciamo nelle sentenze capitaliste di quelle movenze da cinepresa e montaggio comunista, russo. Sia questo un connubio d'interpretazione, sia quello l’enigma del pensare, l'importante è sfamare il lupo buono. Passo dopo passo, goccia dopo goccia. 

Si vive, si scherza. Si colora la serietà nell'angolo dello statistico cigliare di documenti, di lauree, di corsa e portafogli di apparizione. Lo sappiamo noi, lo insegnano loro. La conoscenza comanda il mondo. E tu sai.

Tu sai che oggi i manichini corrono dietro una chiamata, dietro quel messaggio, a quella foto, a quel continuo starnutare di scarabei illuminati tra le mani. Tu sai che la gente dimentica le facce. Tu sai che la gente ha perso il treno, quello delle occasioni, quello mai in ritardo perché non passa più. Tu oggi sai, sei donna. Sai definire una persona. Sai che abbiamo ceduto al volgare silenzio dei vitalismi pirati da poltrona e del ‘condividi se ti piace’. Conosci la profondità di quanto sia difficile ascoltare, leggere, nutrire, combattere per un quel bicchiere d’acqua, quello che all’inizio scottava.

Noi, mia cara Francesca. Siamo umani. Siamo esseri. Viviamo nel labirinto delle emozioni. Nella soddisfazione del nostro Amare. Noi per esempio, amiamo quella 'stronza' e Fottuta Terra Italia. Quella dello stereotipo ‘mafioso’. Quella che ci fa dormire di giorno e  lavorare di notte. Quella che fa soffrire, che ci tiene lontani, che crede nel taglio delle ali. Quella che i suoi difetti, le sue archeologie.

Noi, mia cara Francesca, si ama quella donna, tra coma e stadio, tra via dei Mille e Primo Levi. Lei è il nostro argomento, la nostra madre, la nostra cultura, la nostra pizza. E’ lei la nostra culla di amori. Lei è i nostri ‘Piero & Cinzia’, il loro Romeo & Giulietta. Lei la madre che ci protegge e ci ammazza. Lei è il nostro coraggio, il tuo coraggio. Lei ti ha accompagnato su quell'aereo. Per mano.

Son passati più di due anni da quel passo esagerato verso l’alto, da quel piccolo angolo di Padania. Ho visto crescere la tua voglia, il tuo desiderio, la tua stima, la tua conoscenza del mondo. Ho conosciuto il tuo ‘olandese’ fatto di strette di mano e di sorrisi fermi, forti, vivi. Ti ho visto vincere, con il fuoco negli occhi, con il mare nel cuore.

Mi hai insegnato e hai condiviso. Insegni e condividi. Urli ed è ‘pazzesco’ viver nell’abbraccio del tuo valore, come persona, come esser umano, davanti al nostro terrazzo così verde e pieno di vita.

Nel nostro bene, nel nostro male.


Ti amo, per mano.