Ci sono giorni in cui si fa
fatica. Giorni che il pieno ci prende, ci porta. Il dissestare dei sentimenti,
delle sensazioni che si arricciano al sentiero e al colore del cielo. Ci sono
momenti in cui un bicchiere d’acqua fredda, scotta, fuma, lo devo bere.
E’ come prendere un vizio
al vento, stringerlo, arricchirne il gusto del visto; io c'ero. Scegliere una
strada non è mai facile. Si ama il sud per stare al nord. Si ama il nord per
volere il sud. Qui sta la chiave del coraggio. Quello, che non ti manca.
Quello che senti di avere nei momenti di facilità mentale, è che invece cogli nella
partenza di un aereo.
Prenditi di attività e
parola. Prenditi, e canta. Canta la tua vita. Canta la tua voce, tu che puoi.
Canta e chiudi il letto. Ricordati chi sei, da dove vieni. Ricorda quanto
fatto. Tanto o poco che sia, il tuo giudizio avrà importanza solo se posato con
l'extrema razio dell'essere.
Hai un mondo ai tuoi piedi.
Hai i piedi sul mondo. Che la differenza stia in un tuono di croce, o in un
lampo di genio, poco importa. E allora, allora rinfresca la mente, riconcedi al
tuo credo, il desiderio, la forza, il bello, il giusto. Torna a colorare e vivere
le vere parole del mondo, di chi sognava davanti alla gente, di chi immagina
davanti ad un pianoforte, di chi il digiuno era potere contro le finte gemme di
una corona. Noi come le loro parole, siamo giovani, immortali di emozioni.
Siamo quello che decidiamo d’esser, davanti al misterioso Adorno, davanti al
sacro santo cretinare di Chomsky.
Lo stomaco. Quello che
provoca la risata. Quello che ti alzi al mattino e... non è mai sera. Ed è
ancora noi. Noi che abbiamo la chitarra. Noi che abbiamo il fiato. Noi che
abbiamo la voce. Noi che 'siamo la storia' con quella 'valigia d’attore', noi
che ‘ogni giorno!’.
Noi mia cara Francesca, vorremo
non esser parte di un mondo fatto di specchi, di brame, di numeri e silenzi. Un
mondo fatto di paure futili e terrorismi da quartiere. Noi non ci sentiamo
parte di questo diamante, e ancora abbiamo la fortuna del lamento. Noi come
altri, sprigioniamo il nostro odore, la nostra presenza. Lo facciamo nelle
gesta di un tuffo, nelle gesta di una schiacciata.
Lo facciamo nelle sentenze capitaliste
di quelle movenze da cinepresa e montaggio comunista, russo. Sia questo un
connubio d'interpretazione, sia quello l’enigma del pensare, l'importante è
sfamare il lupo buono. Passo dopo passo, goccia dopo goccia.
Si vive, si scherza. Si
colora la serietà nell'angolo dello statistico cigliare di documenti, di lauree,
di corsa e portafogli di apparizione. Lo sappiamo noi, lo insegnano loro. La
conoscenza comanda il mondo. E tu sai.
Tu sai che oggi i
manichini corrono dietro una chiamata, dietro quel messaggio, a quella
foto, a quel continuo starnutare di scarabei illuminati tra le mani. Tu sai che
la gente dimentica le facce. Tu sai che la gente ha perso il treno, quello
delle occasioni, quello mai in ritardo perché non passa più. Tu oggi sai, sei
donna. Sai definire una persona. Sai che abbiamo ceduto al volgare silenzio dei
vitalismi pirati da poltrona e del ‘condividi se ti piace’. Conosci la
profondità di quanto sia difficile ascoltare, leggere, nutrire, combattere per
un quel bicchiere d’acqua, quello che all’inizio scottava.
Noi, mia cara Francesca.
Siamo umani. Siamo esseri. Viviamo nel labirinto delle emozioni. Nella
soddisfazione del nostro Amare. Noi per esempio, amiamo quella 'stronza' e
Fottuta Terra Italia. Quella dello stereotipo ‘mafioso’. Quella che ci fa
dormire di giorno e lavorare di notte.
Quella che fa soffrire, che ci tiene lontani, che crede nel taglio delle ali.
Quella che i suoi difetti, le sue archeologie.
Noi, mia cara Francesca, si
ama quella donna, tra coma e stadio, tra via dei Mille e Primo Levi. Lei è il
nostro argomento, la nostra madre, la nostra cultura, la nostra pizza. E’ lei la
nostra culla di amori. Lei è i nostri ‘Piero & Cinzia’, il loro Romeo &
Giulietta. Lei la madre che ci protegge e ci ammazza. Lei è il nostro coraggio,
il tuo coraggio. Lei ti ha accompagnato su quell'aereo. Per mano.
Mi hai insegnato e hai
condiviso. Insegni e condividi. Urli ed è ‘pazzesco’ viver nell’abbraccio del
tuo valore, come persona, come esser umano, davanti al nostro terrazzo così
verde e pieno di vita.
Nel nostro bene, nel nostro
male.
Ti amo, per mano.
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