Friday, May 2, 2014

Niente... e niente

Ci sono giorni in cui si fa fatica. Giorni che il pieno ci prende, ci porta. Il dissestare dei sentimenti, delle sensazioni che si arricciano al sentiero e al colore del cielo. Ci sono momenti in cui un bicchiere d’acqua fredda, scotta, fuma, lo devo bere. 

E’ come prendere un vizio al vento, stringerlo, arricchirne il gusto del visto; io c'ero. Scegliere una strada non è mai facile. Si ama il sud per stare al nord. Si ama il nord per volere il sud. Qui sta la chiave del coraggio. Quello, che non ti manca. Quello che senti di avere nei momenti di facilità mentale, è che invece cogli nella partenza di un aereo.

Prenditi di attività e parola. Prenditi, e canta. Canta la tua vita. Canta la tua voce, tu che puoi. Canta e chiudi il letto. Ricordati chi sei, da dove vieni. Ricorda quanto fatto. Tanto o poco che sia, il tuo giudizio avrà importanza solo se posato con l'extrema razio dell'essere. 

Hai un mondo ai tuoi piedi. Hai i piedi sul mondo. Che la differenza stia in un tuono di croce, o in un lampo di genio, poco importa. E allora, allora rinfresca la mente, riconcedi al tuo credo, il desiderio, la forza, il bello, il giusto. Torna a colorare e vivere le vere parole del mondo, di chi sognava davanti alla gente, di chi immagina davanti ad un pianoforte, di chi il digiuno era potere contro le finte gemme di una corona. Noi come le loro parole, siamo giovani, immortali di emozioni. Siamo quello che decidiamo d’esser, davanti al misterioso Adorno, davanti al sacro santo cretinare di Chomsky. 

Lo stomaco. Quello che provoca la risata. Quello che ti alzi al mattino e... non è mai sera. Ed è ancora noi. Noi che abbiamo la chitarra. Noi che abbiamo il fiato. Noi che abbiamo la voce. Noi che 'siamo la storia' con quella 'valigia d’attore', noi che ‘ogni giorno!’. 

Noi mia cara Francesca, vorremo non esser parte di un mondo fatto di specchi, di brame, di numeri e silenzi. Un mondo fatto di paure futili e terrorismi da quartiere. Noi non ci sentiamo parte di questo diamante, e ancora abbiamo la fortuna del lamento. Noi come altri, sprigioniamo il nostro odore, la nostra presenza. Lo facciamo nelle gesta di un tuffo, nelle gesta di una schiacciata.

Lo facciamo nelle sentenze capitaliste di quelle movenze da cinepresa e montaggio comunista, russo. Sia questo un connubio d'interpretazione, sia quello l’enigma del pensare, l'importante è sfamare il lupo buono. Passo dopo passo, goccia dopo goccia. 

Si vive, si scherza. Si colora la serietà nell'angolo dello statistico cigliare di documenti, di lauree, di corsa e portafogli di apparizione. Lo sappiamo noi, lo insegnano loro. La conoscenza comanda il mondo. E tu sai.

Tu sai che oggi i manichini corrono dietro una chiamata, dietro quel messaggio, a quella foto, a quel continuo starnutare di scarabei illuminati tra le mani. Tu sai che la gente dimentica le facce. Tu sai che la gente ha perso il treno, quello delle occasioni, quello mai in ritardo perché non passa più. Tu oggi sai, sei donna. Sai definire una persona. Sai che abbiamo ceduto al volgare silenzio dei vitalismi pirati da poltrona e del ‘condividi se ti piace’. Conosci la profondità di quanto sia difficile ascoltare, leggere, nutrire, combattere per un quel bicchiere d’acqua, quello che all’inizio scottava.

Noi, mia cara Francesca. Siamo umani. Siamo esseri. Viviamo nel labirinto delle emozioni. Nella soddisfazione del nostro Amare. Noi per esempio, amiamo quella 'stronza' e Fottuta Terra Italia. Quella dello stereotipo ‘mafioso’. Quella che ci fa dormire di giorno e  lavorare di notte. Quella che fa soffrire, che ci tiene lontani, che crede nel taglio delle ali. Quella che i suoi difetti, le sue archeologie.

Noi, mia cara Francesca, si ama quella donna, tra coma e stadio, tra via dei Mille e Primo Levi. Lei è il nostro argomento, la nostra madre, la nostra cultura, la nostra pizza. E’ lei la nostra culla di amori. Lei è i nostri ‘Piero & Cinzia’, il loro Romeo & Giulietta. Lei la madre che ci protegge e ci ammazza. Lei è il nostro coraggio, il tuo coraggio. Lei ti ha accompagnato su quell'aereo. Per mano.

Son passati più di due anni da quel passo esagerato verso l’alto, da quel piccolo angolo di Padania. Ho visto crescere la tua voglia, il tuo desiderio, la tua stima, la tua conoscenza del mondo. Ho conosciuto il tuo ‘olandese’ fatto di strette di mano e di sorrisi fermi, forti, vivi. Ti ho visto vincere, con il fuoco negli occhi, con il mare nel cuore.

Mi hai insegnato e hai condiviso. Insegni e condividi. Urli ed è ‘pazzesco’ viver nell’abbraccio del tuo valore, come persona, come esser umano, davanti al nostro terrazzo così verde e pieno di vita.

Nel nostro bene, nel nostro male.


Ti amo, per mano.