da mafie in Europa (scarica) Aprile 2012
Mi hanno chiesto di scrivere. Mi hanno chiesto di farlo con la mente in rivolta. Mi hanno chiesto di farlo nella spontaneità delle parole. Chi lo ha chiesto è la gente. Gente che crede in me. Gente che crede vive l’utopia come fonte ideologica. Gente che un diario in motocicletta lo vede, lo studia e lo mostra. Gente che dovrei chiamare Italia. Gente che Starbucks non avrebbe mai dovuto aprire nelle terre del caffè espresso.
Mi hanno chiesto di scrivere di mafia. Quella che in Olanda si nasconde dietro ad un misero sei percento di corruzione. Quell’Olanda che produce, distribuisce e vende. Quell’Olanda che un po’ di sole non scalda, ma emoziona. Quell’Olanda dove l’illegalità è rubare biciclette, occupare case, fumare uno spinello per strada. Quell’Olanda dove una foto dell’Arcangelo Gabriele è solo una foto di stampo… eremita?
Cerchi, senti, parli e forse capisci. Capisci che il suono della metafora non ha valore davanti al rombare della lupara. Capisci che chi sa, non parla olandese. Capisci che chi sente, insegna il novizio dell’omertà. Cerchi e ancora capisci che forse questa volta la metafora, l’immagine ed il teatro devono sedere. Devono riposare. Devono dare spazio a fatti. Ma quali?
Ecco che allora lo stereotipo diventa delusione, perché funziona, perché è vero. Ecco che allora il paese dei tulipani si dichiara quasi neutrale. Ecco che allora i mulini ospitano e lo fanno con drammatica tolleranza. Ecco che allora Cosa Nostra sta nel silenzio, O’Sistema nella spazzatura e l‘Ndrangheta sta al potere. Un potere ‘nuovo’ e con anni di vita. Un potere che lumaca distanza, un potere paziente. Un potere di quelli che ‘rapisce’ emozioni. Un potere che discosta orizzonti. Un potere che avanza, tra droga, pizzo e… quarantaquattro miliardi di euro e fatturato annuo.
Questa al Nord è ancora l’Italia di Berlusconi e Pdl, di Prodi e Ulivo, di Andreotti e Democrazia Cristiana. Questa, al Nord, è sempre la stessa Italia, la stessa madre bugiarda, e’ l’Italia di chi ‘tanto non cambia nulla’, di chi ancora festeggia Berlino e 9 Luglio, di chi la domenica purifica tutto: gita in chiesa e sguardo alla schedina.
Questo al Nord è un paese che fu aromatizzato con il rame, con l’acciaio, con il cemento e con siderurgiche rivoluzioni di occhi bruni e mistificatori di retorica Cristiana. L’Italia all’estero alle volte non fa la turista, non dorme, non visita. Tra le terre di tulipani e le centrali nucleari tedesche, il mio Paese è quello che la poetica Hollywoodiana chiama Corleone e che l’economia europea chiama immondizia.
Il mio paese è quello che esporta, importa, produce, distribuisce. Il mio Paese a Rotterdam è Africo e San Luca. Il mio Paese ad Amsterdam è anche Locri. Il mio Paese in Germania e Olanda ha il sapore di Fileja, il gusto della Pasta ca’ mudhìca e alice, l’aroma dei Nirta-Strangio, il profumo dei Pelle-Vottari, la fragranza dei vecchi Morabito, l’olezzo di chi un’ingiustizia la farcisce con vendetta: prima Zzì ‘ntoni, poi Favasulli e poi Giorgi.
In Olanda come in Germania il tricolore è un mito pitturato di morte e cinquantadue proiettili. A Rotterdam la nostra bandiera è sporcata e usurata da una religiosa movenza calabrese arrestata per ‘due imbarazzanti chili’ di cocaina e corruzione.
Ad Amsterdam la mia Italia veste le regole di San Luca e Strangio. Ad Amsterdam la mia Italia è un movimento orizzontale che gestisce traffici umani, dalla Cina, dal Suriname e dal Nord Africa. Un ‘prodotto’ tipicamente casereccio, fai da te. Un ‘prodotto’ finanziario ed internazionale, gestito da mediatori, quelli della droga, della truffa, della misericordia del pane ed ovviamente del turismo. Un turismo che apre coffee shops, che gestisce casinò e che il Mare del Nord non è Tropea, ma pur sempre un hotel a quattro stelle per romantiche coppie in bianco e nero.
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